Paolo Giansiracusa – L’altipiano ibleo – Luigi Lombardo – Santa Lucia di Mendola

SANTA LUCIA DI MENDOLA

di Luigi Lombardo

santa lucia di mendola chiesa rupestre
Santa Lucia di Mendola – Chiesa Rupestre (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Notizie storiche

Dopo Acre, S. Lucia di Mendola è il sito archeologico più importante sull’altipiano acrense.

A circa 5 km da Palazzolo sulla provinciale per Noto, S. Lucia presenta, infatti, resti e testimonianze archeologiche di diverse epoche: da quella romana a quella paleocristiana e bizantina, a quella medievale.

Con lo spopolamento di Acre avvenuto a partire dall’età romana, molti abitanti cominciarono a spargersi per le campagne occupando alcuni siti fortificati: uno di questi fu quello di Mendola. Qui si insediò una importante comunità convertita presto al cristianesimo, se è vero che in età dioclezianea vi patirono il martirio 75 martiri cristiani tutti nativi di questa località. Fu in questo periodo che vi giunse Lucia, una giovane romana accompagnata da Geminiano. I due fuggivano appunto le persecuzioni di Diocleziano e giunsero a Mendola. In loro onore la matrona Massima fece erigere una chiesa nel IV sec. A partire da questa epoca si sviluppò il complesso cimiteriale, e sucessivamente (non sappiamo con certezza la data), un’altra chiesa rupestre sopra un precedente ipogeo.

santa lucia di mendola
Santa Lucia di Mendola – Chiesa Rupestre (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Il villaggio andò popolandosi nell’alto medioevo e fu distrutto dagli Arabi, dai quali fu chiamato Rahalbaronis. Nel 1103 il conte Ruggiero vi eresse una basilica, affidandola ai Benedettini. Tale abbazia nel 1477 passò ai canonici di S. Giovanni in Laterano, con i beni del feudo di S. Lucia e col casale noto nel medioevo col nome di Mendula o Mendilas. Tanto era importante questa abbazia che il suo abate faceva parte di diritto del parlamento di Sicilia. Il borgo di Mendola andò spopolandosi e al tempo in cui lo visitò il Fazello era rovinato (circa 1556?, rovina che interessò molti altri casali medievali dell’altipiano acrense). La chiesa, che era stata restaurata nel 1603, rovinò col terremoto del 1693.

Il centro fu visitato nel 1785 circa dallo Houel, che diede due piante del complesso rupestre.

jean houel mappa santa lucia di mendola
Jean Houel – Pianta del complesso rupestre

Solo nel 1948 e 1951 sono stati intrapresi scavi sistematici della zona.

Da allora l’area, nel più completo abbandono, non è stata esplorata se non da… vandali!

santa lucia di mendola
Santa Lucia di Mendola – Chiesa Rupestre (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

La chiesa rupestre

Non conosciamo la data di costruzione di questa chiesa rupestre. Non sappiamo se essa sia quel tempio di cui parla la tradizione, eretto nel IV sec. Dalla matrona Massima.

santa lucia di mendola
Santa Lucia di Mendola – Chiesa Rupestre (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Secondo una ipotesi (cfr. A. Messina, o. cit.) questa chiesa avrebbe sfruttato precedenti strutture di epoca romana appartenute ad un complesso termale (fu questa l’ipotesi dello Houel) o a un centro sacrale legato al culto delle acque.

Tecnica Costruttiva

Scavata nella roccia al di sotto del livello della campagna circostante. Conserva alcuni conci calcarei del subsellium, che correva attorno all’abside, e altri accenni di decoro architettonico. Si tratta di elementi riconducibili alla chiesa di fondazione normanna.

Interpretazione

Non conosciamo attualmente il preciso rapporto che intercorreva fra questa chiesa rupestre e l’ipogeo che fu scavato proprio sotto di essa. Sembra probabile che i cristiani abbiano sfruttato e riutilizzato un antico centro religioso pagano, riassorbendo nella leggenda di S. Lucia (la cui formazione è anteriore al IX sec.) il culto che i pagani prestavano ad una divinità legata ad una fonte, che si trovava in fondo al cosiddetto pozzo di S. Lucia (cioè la cripta ipogeica).

santa lucia di mendola - ingresso dell'ipogeo
Santa Lucia di Mendola – L’ingresso dell’ipogeo (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Il santuario, così, avrebbe ospitato un culto “anteriore alla trasformazione cristiana dell’ipogeo, di ninfe o Korai o Meteres o Paides, tutte divinità legate al culto delle sorgenti o di origine pregreca (S. L. Agnello).

Caratteristiche dimensionali

m 7 x m 5

Condizioni strutturali

Ha pianta basilicale. Originariamente doveva avere una copertura lignea. Il presbiterio è rialzato e chiuso da una abside, mancante del catino. Sulla sinistra si apre una navatella, preceduta da due pilastri sormontati da archetti. Da qui si accede ad un vano rettangolare, funzionante in origine da serbatoio idrico, dal quale si dipartono due canalette. Una di queste portava l’acqua ad una vasca nel centro della navata.

santa lucia di mendola
Santa Lucia di Mendola – Chiesa Rupestre (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Dal presbiterio si accede a due vani: il primo funzionante da vestiarium, dove si osservano tracce di affreschi; il secondo di incerta destinazione.

La cripta ipogeica

Di questo monumento si può fare una descrizione molto sommaria perché di esso poco si sa finora.

Vi si accede scendendo in profondità per circa 10 o 12 m attraverso un’ampia scalinata scavata nella roccia.

santa lucia di mendola cripta ipogeica

L’ipogeo si presenta ingombro fin quasi ad un metro e mezzo dal soffitto di pietrame di caduta. Vi si può riconoscere un ambiente a forma di T, con orientamento SE: si tratta di un vano rettangolare separato da due pilastri ad arco dal presbiterio (?) che termina con una piccola abside. Sulla destra è la sorgente sacra a S. Lucia.

Testimonianze tradizionali

Ancora oggi il 16 settembre si celebra a S. Lucia di Mendola la festa in onore di Lucia e Geminiano. A centinaia, come un tempo, arrivano i Pellegrini per bere e bagnarsi gli occhi con l’acqua del pozzo di S. Lucia. L’acqua va bevuta di notte il giorno della festa e guarisce tutti i mali d’occhi.

La festa gaia e rumorosa fu proibita nel 1680 dalle autorità ecclesiastiche per gli eccessi cui dava luogo. Tanto che la festa passò con la denominazione di “S. Lucia la mala nottata”: il perché è facile capire, dal momento che la festa si svolgeva di notte.

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Santa Lucia di Mendola – Chiesa Rupestre (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Una leggenda da me raccolta da un contadino del luogo racconta che Lucia era una bella ragazza di cui si invaghì il re. Questi la chiese in moglie ma Lucia si era promessa a Cristo; escogitò perciò uno stratagemma: disse al re che l’avrebbe sposato dopo aver terminato di tessere una tela. Così il giorno tesseva, la notte sfilava. Se ne accorse il re e le fece strappare gli occhi. Ma l’indomani gli occhi le ricrebbero ancora più belli.

La leggenda dei due santi fu messa in dubbio dalla chiesa che con un decreto stabilì la sua non veridicità. Le somiglianze col mito di Penelope e col martirio di S. Lucia “La Siracusana” sono evidenti.

Bibliografia

T. Fazello: De rebus Siculis, Palermo, 1817

V. Littara: De rebus Netinis, Noto, 1593

R. Pirro: Sicilia sacra, Palermo, 1783

O. Gaetani: Vitae sanctorum siculorum, Palermo, 1693

J. Houel: Voyage pittoresque, Paris, 1785

V. Amico: Dizionario topografico della Sicilia, Palermo 1859

P. Giacinto Farina: Selva di notizie…, manoscritto inedito

N. Zocco: Palazzolo: notizie storiche, Comiso, 1873

A. Italia: Sicilia feudale, Roma, 1942

O. Garana: Le catacombe siciliane e i loro martiri, Palermo, 1961

S. Luigi Agnello: Scavi e scoperte a S. Lucia di Mendola, “Atti 2° Congr. Naz. Arch. Crist., Roma 1952”

G. Agnello: Architettura bizantina in Sicilia, Firenze, 1952

A. Messina: Le chiese rupestri del Siracusano, Palermo, 1979

Tratto da:

Disponibile presso l’ECObiblioteca del Centro Studi Iblei

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