Paolo Giansiracusa – La Grotta dei Santi di Contrada Pianette

La Grotta dei Santi di Contrada Pianette (1984)

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Grotta dei Santi – San Giovanni Battista, sec XII (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

La recente opera di pulitura dell’ipogeo di Contrada Pianette, denominato Grotta dei Santi a motivo dei tredici affreschi che ne decorano le pareti, ha messo in luce in tutta la sua superba bellezza uno dei più interessanti monumenti del territorio acrense.

L’opera, condotta da un gruppo di volontari, ha inteso dimostrare come l’impegno spontaneo delle associazioni culturali possa in molti casi sopperire alle carenze delle istituzioni.

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L’ingresso della Grotta dei Santi dopo l’opera di pulitura attuata dall’Archeoclub di Palazzolo Acreide (1985)

L’ipogeo di contrada Pianette, intagliato tra il VI o il VII sec. d.C., ha un impianto quasi quadrato. L’ingresso è a sud-est.

Le pareti, quasi interamente intonacate, hanno affreschi del XII-XIII sec. in pessime condizioni. Fra i santi rappresentati si riconoscono San Giovanni Battista, San Paolo, San Nicola, la Mater Domini (in 2 pannelli), la Madonna Odigitria, San Bartolomeo.

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Grotta dei Santi (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

La grotta nel tempo è stata destinata a vari usi. In tempi recenti prima del definitivo abbandono, è servita ad usi legati alle attività agricole del territorio circostante.

Analisi critica degli affreschi

Datazione

A giudicare dai motivi decorativi dei fregi di incorniciamento e di separazione tra le campiture pittoriche si può affermare che gli affreschi sono del XII-XIII secolo.

planimetria grotta dei santi

Anche l’impostazione iconografica delle figure (schema piatto a piani paralleli) concorre verso la datazione duecentesca.

Le decorazioni e le composizioni sono stilisticamente vicine agli esempi dei santuari rupestri del lentinese e in particolar modo agli affreschi della Grotta del Crocifisso.

Aspetti tecnici

La pellicola pittorica ottenuta con pigmento terroso e solvente acquoso è distesa su una superficie preparata ad intonaco gessoso.

Grotta dei Santi (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

La sinopia di fondo non è realizzata a pastello ma a bulino e acquerello rosso. Ampi brani dell’incisione si notano sia nelle campiture colorate che in quelle prive di colore.

Il colore disteso a pennello documenta l’abilità e la perizia esecutiva dell’ignoto artista. Nelle decorazioni mancano le linee di contenimento; ciò è prova della sicurezza con cui gli affreschi sono stati realizzati.

Cocciame rinvenuto nella grotta durante l’opera di pulitura (1985)

Aspetti compositivi

I dipinti, inseriti all’interno di grandi riquadri rettangolari raffigurano i santi maggiormente venerati nel comprensorio ibleo. Chiaramente leggibili sono la Madonna e San Paolo.

I riquadri, nella parte basamentale, sono chiusi da un fregio continuo dipinto con scenette o con figure di offerenti e devoti.

Grotta dei Santi (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

I colori maggiormente adoperati sono: il rosso, il blu e il giallo ocra. Il blu è adoperato per il fondo, il rosso per i paramenti e il giallo per il modellato dei volti e delle mani. I passaggi di piano nel giallo sono ottenuti attraverso le sfumature cromatiche, nel rosso attraverso segni blu e neri.

I volti, fortemente espressivi, hanno contorni marcati e occhi molto grandi puntati verso l’osservatore.

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Grotta dei Santi – San Giovanni Battista, particolare, sec XII (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Stato di fatto

Per il lungo periodo di abbandono a cui sono stati condannati, gli affreschi presentano vistose tracce di deturpamenti. Non mancano gli scrostamenti e le alterazioni pittoriche dovuti alla mano di chi non ha rispetto per la storia.

A tali danni si aggiungono quello degli elementi naturali ai quali finora non si è posto alcun rimedio.

Al saggio lavoro di ripulitura, attuato dai soci dell’Archeoclub di Palazzolo Acreide, sarebbe opportuno che facesse seguito la sigillatura contro le infiltrazioni di acqua piovana lungo la spaccatura naturale della roccia.

Necessaria sarebbe altresì la protezione della pellicola pittorica attraverso un salutare restauro scientifico.

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Affresco B/4 raffigurante la Madonna Odigitria (PHOTO: Corrado Allegra)

Tratto da:

Disponibile presso l’ECObiblioteca del Centro Studi Iblei

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