Mettete dei cannoli nelle vostre lupare

Gentilissimi visitatori di questo sito e concittadini palazzolesi,  questo titolo volutamente provocatorio l’ho voluto scegliere parafrasando il famosissimo detto pacifista “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”.

Il titolo non è frutto della mia “perversione barocca”, ma lo ha suggerito il noto critico d’arte Philippe Daverio. Egli, infatti, intervistato dall’inviato delle Iene, nell’esternare il suo “grande amore per la Sicilia e i siciliani”, ha fatto delle pesanti allusioni riguardo il famoso dolce, paragonando la sua forma alle canne mozze di una lupara.

Fin qui nulla di strano, a parte ovviamente lo squallore della battuta.

Ma in un paese che ha dato i natali a un illustre concittadino, un tal Giuseppe Fava (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 – Catania, 5 gennaio 1984), il risultato è stato, a dir poco, dirompente.

Fava, come è a tutti noto, fu barbaramente ucciso dalla mafia per la sua instancabile lotta contro questo cancro della stupenda terra siciliana. Non furono i cannoli ad ucciderlo ma dei proiettili calibro 7,65 sparati da una pistola.

Non si sorprenda quindi, il noto critico, dell’indignazione del popolo palazzolese (e non solo). Fava è presente costantemente nel ricordo dei suoi concittadini attraverso premi letterari, manifestazioni, associazioni che portano avanti il suo pensiero.

La Sua, Signor Daverio, non è stata una battuta squallida: è stata deleteria.

In una lettera di (presunte) scuse, Lei si giustifica affermando:

“Sono umano e sanguigno come i miei parenti svevi”

Bene! Anche i palazzolesi sono giustificati dal reagire in maniera “umana e sanguigna” visto che gli svevi fanno parte del loro patrimonio genetico, così come Siculi, Greci, Romani, Arabi e altre popolazioni da cui abbiamo ereditato virtù e difetti. A questo link interno del presente sito, troverà ampie delucidazioni sull’argomento: Palazzolo Acreide: notizie storiche

Un suo collega, il Signor Sgarbi, intervistato oggi da radiofmTV ha parlato di Palazzolo Acreide, delle sue feste e della figura di Antonino Uccello. L’insigne studioso, nel dopoguerra fece conoscere la nostra cittadina a diversi dei maggiori artisti e intellettuali (che lei dovrebbe conoscere molto bene) del dopoguerra: Ernesto Treccani, Tono Zancanaro, l’editore milanese Vanni Scheiwiller, Raffaellino De Grada, Salvatore Fiume, Ugo Bernasconi, Luigi Guerricchio, Luciano Budigna,  Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Diego Valeri, Bartolo Cattafi, Renato Guttuso, Danilo Dolci, Piero Chiara, Sciardelli, Gianluigi Giovanola e altri. Ecco, molte delle persone che ho nominato hanno soggiornato qui, a Palazzolo Acreide, ospiti della sua Casa-museo. Questo per farle comprendere che non siamo un puntino insignificante di una mappa geografica. In quel periodo Lei indossava ancora i calzoncini e, forse, neppure tanti palazzolesi conoscono questa storia.

Le racconto queste cose per farLe comprendere che la nostra cittadina ha ben poco da invidiare ad altre città, mi creda…

Signor Daverio, Lei ha affermato:

“Il siciliano  è convinto di essere al centro del mondo, è una patologia locale che nei secoli non ci si è mai riusciti a curare.”

Sulla prima parte  siamo tutti concordi. Non è il siciliano ad affermarlo, ma la Storia e chi l’ha descritta: Tucidide, ad esempio, parla di Akrai (La Palazzolo di età greca) ne ‘La guerra del Peloponneso’.

Le citazioni degli scrittori e storici antichi – Tucidide , Plutarco, Diodoro Siculo, Silio Italico, Plinio, Stefano Bizantino – si riferiscono, quasi sempre, ad Akrai in relazione ad importanti avvenimenti della storia siciliana.
Nel 413 a.C., – secondo Tucidide – nei dintorni di Akrai, i siracusani sconfissero definitivamente l’esercito ateniese condotto da Nicia.  (e ricordo che anche Palazzolo disponeva di un proprio esercito che non penso sia stato fermo a mangiare foie gras e bere champagne…). Plutarco, descrivendo la spedizione di Dione contro il tiranno siracusano Dionigi II, – nel IV sec. a.C. – , narra che il primo, sbarcato ad Eraclea Minoa, marciò verso Siracusa chiamando a raccolta i volontari, gli esuli siracusani, i mercenari. Si fermò ad Akrai da dove fece spargere la voce che subito avrebbe attaccato Leontinoi. A tale notizia i Lentinesi che presidiavano le mura dell’Epipoli abbandonarono le posizioni per correre a difendere la loro città. Dione ripartì da Akrai e facilmente conquistò Siracusa (357 a.C.).
All’inizio della I guerra punica, nel trattato di pace del 263 a.C., conclusosi tra i Romani e Gerone II, Akrai è ricordata da Diodoro Siculo come una delle città del regno siracusano.

Guardi anche questo video:
AKRAI (Luigi Moschioni, 1955)

Continua con:

“Mi hanno spaventato, il tono è di minaccia e fa parte della tradizione siciliana: ho paura di tornare in Sicilia.”

Si è sentito minacciato? Ha tutta la nostra solidarietà, ci mancherebbe. Si rivolga alle autorità competenti se ravvisa qualche pericolo per Lei e la sua famiglia. Ma non crei inutili allarmismi in potenziali turisti che potrebbero venire a visitare la Sicilia, per carità…

Signor Daverio, penso di essermi dilungato abbastanza. La saluto cordialmente e la invito ad una sana riflessione. Saranno le autorità competenti a ravvisare o meno quel famoso ‘conflitto d’interessi’ riguardo la vittoria di Bobbio su Palazzolo Acreide. A noi sarebbero solo bastate delle scuse sincere, dette con umiltà. Così non è stato.

Perdonatemi per eventuali errori o poca chiarezza nell’argomentazione. Non sono un letterato, sono un semplice cittadino che lavora per divulgare la storia e la cultura del luogo dove ha il piacere (e la fortuna) di risiedere. Saluti.

 

p.s. Avrei voluto corredare il testo con la foto di una lupara caricata con due cannoli al posto di due cartucce,ma non sono riuscito. Avrei inutilmente impiegato del tempo prezioso per ‘creare’ un oggetto che non appartiene alla nostra cultura (cannoli a parte).

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