Il Liberty Palazzolese

Il Liberty Palazzolese. Palazzolo non sfuggì al “nuovo stile” che da tempo si era diffuso in Europa ed in Italia. Il liberty si affermò qui, paese di provincia, con un certo ritardo; in compenso si protrasse fino agli anni ’40.
Questo stile floreale fatto di rose e fiori “a festoni, a tralci, a grappoli, a cascate, a canestri, a mazzolini” con certe suggestioni orientali e con svariati richiami a motivi egizi, romanici e gotici, interessò sicuramente l’architettura edile ma si applicò ancor di più nelle decorazioni, negli addobbi, nell’agghindamento con le nuove volute dei ferri battuti.

palazzolo acreide edificio liberty
Edificio in stile Liberty (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

Queste novità artistiche stimolarono la creatività e l’attività dei ceti professionali ed artigianali: muratori, falegnami, fabbri ferrai, scultori, ingegneri e geometri palazzolesi furono artefici di una enorme, quanto apprezzabile ed originale produzione sia nel campo dell’edilizia pubblica e privata, sia nei manufatti in legno ed in ferro. Nel paese si incontrano svariati esempi di costruzioni in stile liberty: pretenziose case di abitazione, isolate, borghesi, che completano i vari spazi edificabili rimasti all’interno di un più antico tessuto urbano ed altre costruzioni, generalmente più modeste, che stanno ad indicare le zone d’espansione nella prima metà di questo secolo.
Certo, si può parlare di un liberty palazzolese; nel senso che i motivi floreali e le linee flessuose di questo nuovo stile vengono reinterpretati dalla sensibilità, dalla abilità tecnica, dalla cultura degli scalpellini, dei fabbri, dei falegnami e dei tecnici palazzolesi.

Un itinerario liberty è segnato nella piantina con la linea color rosso; il puntino indica la singola costruzione, mentre la linea tratteggiata o continua indica una serie o un agglomerato di costruzioni.
Ai capimastri scalpellini ed alle loro affollate scuole (scuola-bottega) si deve la fortuna e la diffusione del liberty palazzolese. Bisogna ricordare tutta una schiera di mastri impegnati nel primo trentennio del ‘900: Giuseppe e Sebastiano Giuliano scultori; Francesco Bordieri, Michelangelo Bonaiuto, Antonio Gibilisco, Fedele Buccheri, Paolo Talleri, Salvatore Storaci, Marcello Garofano capimastri e valenti scalpellini; i Greco, i Talleri, i Caligiore, i Rizza e tanti altri giovani apprendisti divenuti ottimi scalpellini e costruttori negli anni successivi; i Costa, i Tumminieri, i Giuliano falegnami, ebanisti e costruttori di mobilio; i Leone, i Lacarrubba, fabbri ed artisti del ferro battuto.
Bisogna richiamare l’attenzione del visitatore e dell’appassionato su altre opere d’arte create in questo periodo e che si trovano nel Cimitero Monumentale di Palazzolo.
Una visita a questo Cimitero Monumentale, un vero e proprio piccolo “museo” di opere liberty, è d’obbligo: vi si trovano le opere degli artisti dei mastri e degli scalpellini minori di cui si è detto prima.

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