Chiesa di Sant’Antonio

La Chiesa di Sant’Antonio fu riedificata nel ‘700 sui ruderi dell’antica chiesa, non è mai stata completata. Della progettata chiesa a tre navate e a croce latina è stata costruita soltanto la navata centrale e una parte della navata di destra. La facciata, che ricorda lo stile romanico, è rimasta incompleta del secondo campanile. Il campanile di destra è stato ultimato nel 1815.

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Chiesa di Sant'Antonio (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

Entrando dalla porta laterale ci si trova subito nella piccola navata dove si può ammirare, a destra, l’altare della Madonna di Lourdes, poi l’altare dedicato al Sacro Cuore ed il terzo a S. Antonio di Padova; di fronte l’altare dell’Addolorata con un bel quadro di autore ignoto. Questa navata è caratterizzata da tre cupole, due delle quali abbellite e adornate da teste di santi e di angioletti in bassorilievo e da angeli in altorilievo, pregevoli opere in stucco di Sebastiano Giuliano, scultore palazzolese.
Nella navata centrale, a sinistra, vi sono gli altari lapidei costruiti nel 1833, dedicati alla Madonna della Consolazione, a S. Isidoro e a S. Lucia. Ogni altare ha un quadro rappresentante l’omonimo santo. Il quadro di S. Isidoro Agricola è stato dipinto da Antonio Manoli nel 1736; il quadro della Madonna della Consolazione è di ottima fattura; il quadro di S. Lucia fu dipinto a Roma nel 1727 da Di Domenico, pittore palazzolese.

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Chiesa di Sant'Antonio. Interno (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

L’altare maggiore, costruito nel 1807 da maestranze siracusane, si erge austero e pulito nelle sue linee architettoniche ed è pregevole per la varietà e la qualità dei suoi marmi policromi. Di ottima fattura sono i bassorilievi dei quattro medaglioni, in marmo bianco, rappresentanti scene bibliche, scolpiti a Siracusa.
In questa chiesa sono, inoltre, conservate diverse splendide statue lignee: la Madonna Addolorata, S. Antonio Abate, S. Isidoro e Santa Lucia, scolpita da Giuseppe Giuliano nel 1852.
In sagrestia l’armadio, di ottima fattura, è opera di Don Pasqualino Costa e del figlio Paolo, ai quali si deve anche la costruzione di tutti i mobili della chiesa, non ultimo il tavolo che costituisce l’altare maggiore (1989).

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