Chiesa di San Paolo

Questa chiesa di San Paolo venne edificata intorno alla metà del XVIII sec. in una ampia area urbana ove preesisteva anche una piccola chiesa dedicata a Santa Sofia che in tale circostanza venne demolita. La chiesa era in parte perfezionata nel 1657 allorché vi si trasferì la statua di San Paolo; nel 1663 fu promossa sacramentale “ad quinquennium” e nel 1669 fu dichiarata sacramentale “in perpetuum”.
Nel mese di settembre del 1688 S. Paolo fu eletto, in apposita assise popolare, “Patrono principale” di Palazzolo.
L’elezione fu confermata dalla Sacra Congregazione dei Riti nel luglio del 1690.
Il terremoto del 1693 distrusse la chiesa e la stessa, miracolosa, statua di S. Paolo fu sepolta dalle macerie e danneggiata al momento del disseppellimento.

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Chiesa di San Paolo (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

La riedificazione della chiesa, grazie alle elemosine dei confrati e dei fedeli, fu immediata e progettata ancor più grande e bella di quella distrutta.
Per dare respiro alla facciata ed allungarne lo spazio prospiciente si acquistarono le case diroccate ed una grotta che si trovavano fra la chiesa e le pubbliche carceri.
Si può supporre che tra il 1720 e il 1730 la chiesa fosse del tutto riedificata. La splendida facciata barocca di cui tuttora non si conosce l’architetto, fu edificata nell’ultimo trentennio del XVIII sec. Nell’attuale chiesa di forma basilicale a tre navate, con due absidi laterali che racchiudono le due navate minori, si trovano undici altari, di cui due siti nelle cappelle laterali.
Il primo altare a sinistra, entrando dalla porta maggiore, è dedicato alle “Anime Purganti”. Sull’altare un grande quadro di Giuseppe Cristadoro, valente pittore che tra la fine del ‘700 ed i primi anni dell’800, lavorò molto per la chiesa di S. Paolo si trovano ben otto quadri firmati o attribuiti a questo pittore. Il secondo altare del SS. Crocifisso, marmoreo, è completato da un retroaltare lapideo di fattura settecentesca. Pregiato il crocifisso e la tela, d’autore ignoto, che raffigura Maria, Maddalena e Giovanni.

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Chiesa di San Paolo (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

Di finissima fattura è il terzo altare, realizzato con marmi pregiati scolpiti, nel 1778, da mastro Carmelo Bonaveura di Catania. Le colonne ed il timpano sono opera del valente artista scalpellino don Antonio Gibilisco che fu attivo negli anni venti di questo secolo. Nella nicchia è posta una statua in cartapesta della Madonna Addolorata.
Il quarto altare, di fabbricazione ottocentesca, ha una particolare struttura architettonica che lo rende singolare.
Le colonne esterne poggiano “sul vuoto”; vale a dire il baricentro delle colonne laterali cade al di fuori del ridotto stilobate. Non se ne conosce l’autore. Quest’altare è dedicato a S. Gaetano di Tiene, di cui vi è un buon quadro d’autore ignoto.
In sagrestia oltre ad un prezioso “cassarizzo” scolpito nel 1778 da Giovanni Torrisi di Catania e Gaetano Rametta di Siracusa, vi sono quattro grandi armadi, a due a due simili, con sedie “boffetti”, inginocchiatoi, cassapanche, e quattro portiere che in alto incorniciano delle pregevoli tele.
In fondo all’abside, una sovrapposizione d’altari lignei: la base appartiene ad un antico altare, probabilmente del XVI sec. caratterizzato da archi gotici sostenuti da colonnine tortili; coevo è il paliotto di damasco. Il soprastare appartiene, invece, ad altro altare ligneo barocco del XVII-XVIII sec.; sopra, la statua della Madonna del Carmelo, proveniente dalla chiesa di S. Domenico.

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Chiesa di San Paolo. Navata centrale ed altare maggiore (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

Nell’altare maggiore è posto un bel crocifisso del XVI-XVII sec. Fra le enormi colonne policrome dell’altare, dietro il quadro della Conversione di S. Paolo, attribuito al Crestadoro, vi è la nicchia in cui è custodita la statua di S. Paolo. Questa statua fu fabbricata e scolpita dal ragusano Vincenzo Lorefice nel 1567. In tutti questi secoli ha subito diversi interventi conservativi e di abbellimento, che forse ne hanno alterato la originaria immagine. Quando fu consegnata, nel XVI sec. la statua era dipinta a tempera e con colori uniformi, turchino la veste e rosso il manto.
Nel 1681, sembra abbia avuto un primo restauro: in seguito al terremoto del 1693, come già detto, la statua subì gravi danni, maggiormente al “viso”, per cui uno “statuario” di Messina, nel 1695, ne rifece totalmente la “testa”. Nelle pareti laterali dell’altare maggiore vi sono due dipinti, a sinistra, “Il naufragio di S. Paolo a Malta”, a destra la “Predicazione di S. Paolo”.
Da notare l’imponente seggiolone e le quattro sedie presbiterali scolpite dai Giuliano nel 1860. Da Giuseppe e Sebastiano Giuliano fu fabbricato, nel 1833, anche l’artistico pulpito poggiato sul secondo pilastro.
Nell’abside laterale di destra si trovano due splendidi quadri del Crestadoro: la “Beata Vergine degli Agonizzanti” e “L’Assunzione di Maria”. Nella cappella uno stupendo altare ligneo con un elaborato tabernacolo del XVII-XVIII secolo, la cui base appartiene all’organo che una volta si trovava fra il primo e secondo pilastro della navata di sinistra.

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Chiesa di San Paolo. Organo (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

Qui si trovano due statue: quella del “Cristo Risorto”, proveniente dalla chiesa di S. Domenico, e quella della “Madonna Bambina”, scolpita da Giuseppe Giuliano.
Segue l’altare marmoreo di S. Silvestro. Il quadro “S. Silvestro che battezza Costantino” è del Crestadoro, come dello stesso autore sono tutti i quadri presenti in questa navata di destra.
Vi è poi l’altare di S. Sofia con un quadro dedicato alla santa. La chiesa di S. Paolo fu edificata anche nell’area che occupava l’antica chiesa di S. Sofia. Quest’ultima fu concessa ai confrati con patto che mantenessero, nella nuova chiesa, un altare dedicato alla santa.
Nell’altare di S. Paolo vi è un buon quadro raffigurante il “Battesimo di San Paolo”. Segue l’altare di S. Biagio con un bel quadro del “Martirio di S. Biagio”. Questo santo viene festeggiato con devozione il 3 febbraio.
In tale ricorrenza si usa ancora confezionare i “cuddureddi di S. Biagio” che vengono portati in chiesa e benedetti.
Vi è poi il fonte battesimale e la tela del “Battesimo di Gesù” sempre del Crestadoro.
Le due vare, quella della reliquia e quella di S. Paolo, sono permanentemente esposte nella chiesa. Della prima non si conosce l’anno di fabbricazione, la seconda fu fabbricata da Giuseppe e Sebastiano Giuliano nel 1899.
Nel 1900 fu indorata da Giovanni Tanasi di Ragusa. L’organo, “uno dei migliori del paese”, in origine sistemato tra il primo e il secondo pilastro della navata sinistra, negli anni ’30 fu trasportato nella cantoria.
Le decorazioni e le pitture di questo palco si dice siano state eseguite da un certo Scalia di Catania.

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