Antica Chiesa e Convento dei Cappuccini

Imboccando una delle stradine del C.so V. Emanuele, adiacenti alla chiesa di S. Sebastiano, si arriva in Piazza Biblioteca, dove si trova la vecchia Chiesa dei Cappuccini, individuabile per un particolare campanile e per la porta maggiore. Adiacente alla chiesa vi era il grande convento, fondato nel 1574 e vanto dei frati Cappuccini. In questo Convento, con più di trenta celle, si tennero ben cinque capitoli provinciali: nel 1584, 1594, 1624, 1751, 1757; e nel 1751 fu ospite per quattro giorni il viceré Don Eustachio di Viefuille.
   Questo è il convento in cui si formarono e vissero i due Fra’ Giacinto che scrissero le due Selve con le notizie storiche su Palazzolo; ma è anche il luogo in cui vissero Fra’ Illuminato e Fra’ Giuseppe, monaci ricordati come alti esempi di zelo ed obbedienza, e Fra’ Pietro, esempio di umanità, morto in odore di santità, e tanti altri novizi e frati che qui hanno trascorso la loro vita di preghiera e studio.
   Di questi rimangono pregevoli manoscritti con le loro riflessioni e tesi filosofiche.
   Il Convento e la Chiesa vennero distrutti in parte dal terremoto del 1693.
   La Chiesa dei Cappuccini fu riedificata con le elemosine dei fedeli; “nel 1707 se n’era costruita un terzo”; fu completata intorno al 1710.

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Chiesa dei Cappuccini di Piazza Biblioteca (Photo: Archivio Istituto Studi Acrensi)

In questa chiesa vi erano tre cappelle: la cappella del purgatorio, che Fra’ Giacinto definisce antica. Nel 1830 l’altare fu  rimodernato e Paolo Tanasi, artista palazzolese, dipinse il nuovo quadro.
   La cappella del SS. Crocifisso “antica quanto la chiesa” con un pregevole crocifisso cui nel 1842, in occasione della “scesa della croce”, si segarono le braccia.
   In questa cappella vi erano due quadri dipinti da Antonino Manoli, nel 1727. La cappella di S. Maria degli Ammalati fu edificata nel 1846 e l’omonimo quadro fu l’ultimo dipinto da Paolo Tanasi.
   Oltre alle dette cappelle vi era anche l’altare di S. Lorenzo con un “quadro di buona pittura”, dipinto da Bernardo di Officia (?), e l’altare maggiore con un bel quadro, “il quadro più prezioso del paese”, di San Francesco che riceve le stimmati dipinto da Giuseppe Salerno, lo zoppo di Ganci e con una stupenda statua dell’Immacolata in marmo lavorata a Trapani (nel XVI-XVII secolo). I quadri di S. Lorenzo e di S. Francesco che riceve le stimmati vennero “nel 1862 suggellati dalla Commissione del Governo” e di essi non si ha più notizia.
   Anche la statua marmorea dell’Immacolata è scomparsa.
   Fra’ Giacinto scrive che “la statua è la prima del paese sì per la materia, essendo di marmo, sì per la scultura. L’altezza non fa vedere la sua bellezza”; la statua non era, quindi, alta; altrove il detto frate dice “statuetta dell’Immacolata… che è immagine assai bella”.
   Nel dicembre del 1864 la statua venne indorata per adornarla ed uniformarla alla custodia rivestita d’oro zecchino.
   Dopo l’unificazione del Regno d’Italia, in seguito alla soppressione degli ordini monastici, iniziò un periodo di decadenza del convento e della chiesa. La chiesa fu spogliata e ridotta a magazzino, utilizzata, verso la metà di questo secolo, anche come cinematografo e, poi, come deposito di mobili. Recentemente, priva di arredi, è stata riaperta al culto. Durante i lavori di restauro, nel sottosuolo è stata scoperta una interessante catacomba.
   Della antica e bella chiesa rimane ben poco: il vetusto consumato altare maggiore ligneo, con due rovinate statue in cartapesta, ed un pregevole cancello ligneo settecentesco con preziosi intarsi.
   Il convento sin dal 1886 fu in parte trasformato ed utilizzato, fino ai nostri giorni come edificio scolastico. In questo edificio, dal 1890 circa, e fino alla costruzione dell’attuale Municipio, 1914-1920, vi era la Biblioteca Comunale. Per tale motivo la piazzetta antistante porta il nome di Piazza Biblioteca.

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