Palazzolo dorme ancora, la festa si è conclusa…

Palazzolo dorme ancora, la festa si è conclusa, poche auto la mattina sul ponte, la domenica è sempre così, un po’ sonnolenta. Tutto uguale e tutto diverso. I palazzi allineati si tingono di giallo arancio, uguali tutti anch’essi, il sole non può giocare con i chiaroscuri di pampini e fiori come sul Corso. Ieri hanno lavato la Piazza Grande, ad acqua minenti. Lo fa Salvatore, custode del Paese. Anche noi bambini. Niesci fora i segghi, lavamu u passettu cu l’acqua minenti. Un secchio, la scopa, e noi a squartucciari con l’acqua. I pavimenti nei bassi erano di creta, i mattoni piccoli e quadrati di colore marrone, facevano un tutt’uno col fango, la polvere, gli zoccoli degli animali. Ecco perché ogni tanto gli si faceva il bagno. L’acqua usciva dal buco sotto lo scalino a fiotti scuri, finalmente un pochino di pulito. Le nostre case avevano i pavimenti di scaglietta, ghirigori neri su fondo bianco e grigio, oppure rossi, e ancora pavimenti a scacchiera rossi e beige…bellissimi li ho voluti ancora, mi ricordano la casa della mia nonna, inondata di sole, con vista sulla strada, dall’alto fino ai Cappuccini. Ron Nanninu che si ciondola sul carretto, carico di sacchi gonfi di farina, Mariuzza bellissima al balcone a stendere panni per una grande famiglia, una signora dolcissima, sorridente, sempre vicina. Signora Annina lo facciamo un golfino per Maria Concetta? A signora nicusiana seduta sull’uscio a sferruzzare, a Biancavillota a chiamare sempre Tonino sperduto nelle viuzze del quartiere, Clementina e Carmela a casa, mamma e figlia; alta, silenziosa, saggia, la mamma usciva solamente per chiamare i ragazzi suoi, sempre in guerra con spade e mantelli nel quartiere. Poi i pavimenti si lastricarono di ceramiche colorate, belle, eleganti ed anche di marmi importanti, arrivava finalmente il benessere. Anche le auto, si lavavano la domenica a Fontana Grande, ancora tra muli e mucche, all’abbeveratoio. Ma il paesello cambiava, lentamente indossava i vestiti della modernità, sempre puliti, sembrava che fosse sempre in festa…proprio come oggi, che fai fatica a trovare il suo volto più vero e più intimo. L’estate impazza, musica, luci, fuochi, feste continue, è questa la sua dimensione più vera? Non saprei. È diventato famoso per tutto, cultura, arte, bellezza, un paese di successo. Un giorno, sul Corso, proprio al balcone del palazzo più bello, comparvero dei panni stesi al sole…anche i bambini palazzolesi protestarono, non rimasero più a lungo di mezza giornata, non vi si affacciarono più. Il nostro Corso è sacro, come il salotto della nostra casa, ognuno lo abbellisce come può, vetrine, fiori, sempre siamo stati amanti del bello e del conveniente….in tutti i sensi. Ci rivediamo sempre in estate, l’appuntamento dei lontani, ci ritroviamo così, cambiati che ci riconosciamo dai ricordi. Rassomigliamo tutti ai nostri genitori, immagini dei padri e delle madri, vorremmo far rivivere un passato che ci appartiene, ma che non è più. Ci vediamo per parlare un pochino? Non offendetevi, amici, non amo parlare del passato, passato per sempre. Per voi tutti è più facile, tanto di più, per me, per la mia carissima amica, non è bello tornare al passato. Ho rivisto Antonio e Santino dopo anni, mi riportano indietro nel tempo, il mio tempo, il nostro tempo e nulla è più come prima. Tra gioie e dolori, amore e non amore è passata la vita, quella vera, al dente, ora ne viviamo un’altra, con il cuore in soffitta, uguale, sempre la stessa, legata al tuo Dio, presenza verissima e grande, ai figli, ai pochi amici rimasti. Nulla è ormai come prima, troppa acqua è passata, perdonatemi amici, vi voglio bene, ma chi manca lo fa per sempre. Vi ringrazio con tutto il mio cuore, siete una presenza importante, ma io sono sola.

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